Abruzzo

Abruzzo. Alla Scoperta della Riserva Naturale dell’Acquabella dall’alba al tramonto…un tesoro di riserva

Alla Scoperta della Riserva Naturale dell’Acquabella

dall’alba al tramonto…un tesoro di riserva

Domenica18 Luglio,  insieme ad esperti faunistici, botanici, geologi  e archeologi, il WWF Abruzzo, con la sezione locale “Zona Frentana”, ha organizzato  all’interno della Riserva Naturale Controllata “Punta dell’Acquabella”  una giornata di studio e di ricerca.

Istituita nel 2007 con L.R. n. 5, insieme alle nuove Riserve “Grotta delle Farfalle”, “Ripari di Giobbe”, e “Marina di Vasto”,  questa Riserva con la sua falesia  rappresenta insieme alle dune della Riserva di Punta Aderci e alla Lecceta di Torino di Sangro  della omonima Riserva, un altro  esempio rappresentativo di  natura da tutelare lungo la Costa Teatina.

L’iniziativa del WWF, patrocinata  dal Comune di Ortona e svolta grazie alla collaborazione della locale associazione Acquabella, ha permesso anche la ripulitura della spiaggia e si è conclusa in serata  all’interno della pineta, a ridosso del Cimitero Militare Canadese, con una  degustazione dei  prodotti tipici della zona  e con  le suggestive melodie del coro polifonico Cromaticoro che ha iniziato e concluso l’esibizione con la dolce e struggente canzone  “L’acquabbélle” scritta da Cesare De Titta.

Interessanti sono stati i contributi degli esperti consegnati al WWF a conclusione della  giornata di studio e di ricerca sul campo.

Il naturalista Massimo Pellegrini ha esaminato la vegetazione che principalmente è rappresentata da una pineta di impianto recente e da lembi di bosco con piante termofile  anche di grandi dimensioni come il Leccio Quercus ilex e l’ Alloro Laurus nobilis che nelle zone più fresche e ricche d’ acqua lasciano il posto ad entità più mesofile come l’Olmo Ulmus minor oltre a qualche Pioppo Populus alba e Salice Salix alba.

L’esperto ornitologo Augusto De Sanctis  ha osservato e ascoltato il Picchio verde, il Picchio rosso maggiore, il Colombaccio, il Gheppio, il variopinto Gruccione (probabilmente nidificante su qualche scarpata della zona), l’Airone cenerino, lo Scricciolo ed altri piccoli passeriformi comuni. Interessante l’osservazione condotta da Federico Artizzu della Nitticora (sicuramente nidificante) alla foce del Torrente Moro.

Il geologo Silvano Agostini ha evidenziato l’importanza  di questo tratto di costa alta, bordata verso il mare da una falesia dal punto di vista geologico.

Questo  elemento del paesaggio viene  definito  geosito  di carattere geologico e geomorfologico in quanto permette di osservare  al  meglio l’evoluzione nel tempo degli ambienti marini prima dell’emersione di quest’area e la successiva evoluzione della stessa come falesia, determinata all’erosione marina tuttora in atto.

La falesia o ripa di erosione è il risultato infatti dell’azione meccanica di degrado e dell’allontanamento dei detriti da questo prodotti, da parte del mare.

La sua genesi dipende oltre che dalla tipologia  di roccia presente e dalla giacitura della stratificazione, dall’energia delle onde, dal regime delle maree e delle correnti e non ultimo dai fenomeni morfodinamici non solo attuali, ma anche precedenti, tra i quali quelli legati alle oscillazioni glacio eustatiche del Pleistocene superiore.

L’antica formazione della falesia  ripercorre anche la presenza storica e preistorica dell’uomo che è stata indagata dall’archeologa Giulia Imola.

Lungo tutta la costa dei trabocchi sono frequenti segnalazioni di materiale litico scheggiato prevalentemente in selce, attribuito ad epoca neolitica; questo materiale si trova anche sulla spiaggetta dell’Acquabella, che probabilmente corrisponde a strati appartenenti al terrazzo marino sovrastante.

Proseguendo nel tempo abbiamo i resti di una strada lastricata attribuita ad epoca romana e  sul versante della valle scavata dal fiume Moro, appena fuori la Riserva,  si possono osservare i resti delle mura perimetrali della chiesa di San Marco attribuita all’età paleocristiana, mentre  proprio alla foce del fiume Moro è stato di recente rinvenuto  un torrione di avvistamento, già segnato da Vittorio Faglia nel 1977, appartenente al  sistema di torri costiere per la difesa dai saraceni, adottata in tutto il regno di Napoli nel XVI sec..

Non si può inoltre non nominare l’importanza storica che  ha avuto quest’area durante la Seconda Guerra Mondiale: infatti sul promontorio dell’Acquabella è situato il cimitero canadese che ospita le tombe di oltre 1600 soldati alleati che morirono durante le battaglie per rompere la linea Gustav.

Dichiara Camilla Crisante, presidente del WWF Abruzzo: “ per i valori naturalistici, paesaggistici e storici così chiaramente rappresentati in  questa area,  è di importanza fondamentale  attivare al più presto possibile tutte le forme e azioni di tutela e gestionali  previste dalla legge istitutiva. La vicinanza del cimitero militare, dove riposano  tanti giovani canadesi che hanno donato la vita per la nostra libertà,  dovrà  guidare le nostre azioni future a favore della Riserva in modo da far prevalere sempre lo spirito della  pace con gli uomini e con la natura”.

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