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Montorio al Vomano. Giampiero Pigliacelli, bandiera del Montorio calcio. A 25 anni dalla scomparsa.

 

di Pietro Serrani

Giampiero Pigliacelli, scomparso il 1° settembre di venticinque anni fa, a soli quarantun anni, è stato il vessillo dei gialloneri: bandiera che ancora oggi sventola nell’aria, sopra il cielo della sua Montorio. Un personaggio che ha militato nel calcio locale, provinciale e regionale, indossando anche altre casacche di diverso colore: la Santegidiese (nell’era di Carlo Florimbi), la Rosetana, il Guardiavomano, il Pontevomano e l’Insula.

Giampiero, con una vita da predestinato, nacque a Montorio al Vomano l’11 novembre 1952. Lo zio Vittorio fu, infattti, nel 1927, tra i fondatori e calciatore della primissima formazione calcistica montoriese; il papà Peppino (fratello di Vittorio) – il conosciutissimo “Peppenucce carta bianca” – alcuni anni dopo, alla fine della Seconda guerra mondiale, mietendo allori portò la squadra ad alti livelli «fino a conseguire la promozione in serie C, vanificata poi dalla mancanza di un campo di calcio con misure regolamentari…», scriverà dopo lo zio, il cavalier Vittorio, in un racconto di qualche lustro fa. Con il pallone nel sangue – è proprio il caso di dirlo – il longilineo e spilungone Giampiero erediterà la divisa giallonera a 16 anni, al compimento dei quali, entrerà finalmente nelle fila dell’allora gloriosa A.S. Montorio, sotto la guida di mister Vigliam Martegiani (il mitico e simpaticissimo “Pucci”), mettendosi subito in risalto con tiri calibrati, abili palleggi che disorientavano l’avversario e rilanci precisi. Assolto il servizio militare, che in quegli anni era ancora d’obbligo, riprese la sua brillante carriera agonistica; assunto dall’Enel, il 1° ottobre 1978 sposò Adelina “Lina” Manfredi, dalla quale ebbe due figli: Peppino e Gianluca; quest’ultimi – nipoti e figli d’arte – hanno portato avanti la quasi secolare tradizione calcistica famigliare, raccogliendo la difficoltosa eredità di chi li avevano già preceduti.

“Carta bianca”, che dal papà aveva ereditato anche il soprannome (a Montorio i nomignoli contraddistinguono le persone più di ogni altra cosa), oltre ad essere un ottimo giocatore, coltivava vari hobbies e partecipava anche alla vita associativa e sociale del paese. Il 24 giugno 1981, lo ammirammo in Rai, quando gareggiò come atleta nella famosissima competizione europea di “Giochi senza Frontiere”, che in quell’anno si disputò a Lisbona, in Portogallo. Oppure, nella stagione 1987-88, partecipò a varie puntate per un programma televisivo su Atv7 di Avezzano. Nel febbraio del 1988 diede un forte contributo alla rinascita della prima edizione del nuovo Carnevale Montoriese; inoltre, dulcis in fundo, con un massiccio apporto contribuì alla nascita dell’attuale Asd Montorio 88, dopo la drammatica sparizione del Club Giallonero dal calcio dilettantistico. Si fece in tre: fu calciatore dotato, tecnico sopraffino ed appassionato dirigente della nuova compagine quasi fino alla fine dei suoi giorni.

I montoriesi lo avrebbero voluto vedere nel calcio che conta (come era successo al già citato Vigliam Martegiani con la  Sanbenedetttese, a Enzio D’Amico con il Modena e, come sta accadendo,  a Danilo Quaranta che tuttora gioca con l’Ascoli: militando tutti e tre, in diverse epoche, nel campionato di serie B), ma ciò purtroppo non è accaduto. Forse perché la maglia numero 10 del Montorio 88 era troppo attaccata al suo territorio; o forse, come scrisse in un bellissimo articolo l’amico Enzo De Dominicis, «il suo carattere schivo, la sua poca intraprendenza, l’eccessiva umiltà e la poca cura della propria immagine fuori dal campo gli impedirono di farne un calciatore professionista». Sta di fatto che Giampiero Pigliacelli era orgogliosamente montoriese. E i montoriesi, dal canto loro, hanno voluto ricambiare questo attaccamento alle proprie radici, celebrandone più volte la figura, dopo la sua prematura scomparsa. Nella seconda metà degli anni Novanta ci furono, infatti, alcune edizioni del Torneo Giovanile “Giampiero Pigiacelli”; inoltre il Campo sportivo comunale (2003) e la strada, che dall’ex statale 150 conduce agli impianti sportivi (2005), portano il suo nome.

Pietro Serrani

Pubblicato sul quotidiano di Teramo “La Città” del 1° Settembre 2019

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